COME ESEGUIRE IL TEST NATIVA


Il test NATIVA viene eseguito su un prelievo ematico della gestante in quanto, a partire dalla 5a settimana di gravidanza, nel sangue materno circolanoni frammenti di DNA di origine fetale, la cui concentrazione aumenta nel corso della gravidanza.


Dopo il parto il DNA fetale verrà quasi completamente degradato. Affinché la quantità di DNA fetale sia sufficiente ad assicurare i valori riportati di sensibilità e specificità, è consigliabile attendere la 10a settimana di gravidanza, soglia oltre la quale il test può essere tranquillamente effettuato. Tuttavia attorno alla 23esima settimana dingestazione non è più possibile interrompere la gravidanza, per cui se la famiglia decidesse di avvalersi (in caso di anomalia confermata da diagnosininvasiva post test) dell’interruzione volontaria della gravidanza, si consiglia l’esecuzione del test NATIVA entro la 17esima settimana di gestazione.

Il DNA fetale libero è presente nella componente plasmatica del sangue materno, pertanto il trattamento del campione raccolto comincia con la centrifugazione della provetta di sangue per isolare la fase plasmatica. In seguito, tramite sistema automatizzato Hamilton, dal plasma viene estratto il DNA e sintetizzata la libreria genomica da analizzare. La parte di sequenziamento massivo parallelo (MPS) avviene tramite tecnologia Illumina e consente di leggere il genoma completo in poche ore con un coverage di circa 30 milioni di reads. L’analisi delle regioni cromosomiche interessate al test Nativa viene successivamente effettuato tramite server Illumina con algoritmo certificato CE/IVD.


POSSIBILI RISULTATI DEL TEST NATIVA

Il referto del test NATIVA è di facile e veloce comprensione. I risultati ottenibili possono essere di due tipologie:

• Aneuploidia rilevata: indica che il risultato del test è compatibile con la presenza nel feto di un’aneuploidia per uno o più dei cromosomi investigati. L’affidabilità del risultato è riportata nella sezione “Accuratezza del test NATIVA” del referto. Tale risultato è indicativo in una delle anomalie cromosomiche rilevate ma non assicura che il feto abbia tale condizione. In caso di individuazione di una o più aneuploidie si consiglia di procedere con l’esecuzione di un test diagnostico prenatale invasivo come la Villocentesi o l’Amniocentesi per la conferma del risultato, come verrà spiegato dallo Specialista in sede di consulenza;

• Aneuploidia non rilevata: assenza di aneuploidia a livello di uno o più dei cromosomi investigati. L’affidabilità del risultato è riportata nella sezione “Accuratezza del test NATIVA” del referto. Questo risultato comunque, non assicura che nel feto non siano presenti tali anomalie, a causa della complessa fisiologia placentare. Il test in alcuni casi potrebbe produrre un risultato non ottimale, un risultato ambiguo o la quantità di DNA fetale potrebbe rivelarsi insufficiente a fornire un risultato accurato. In questi casi verrà richiesto alla gestante di ripetere l’esame tramite un secondo prelievo di campione ematico. Anche se dopo la ripetizione del prelievo, il test non dovesse dare risultati ottimali o non conclusivi, è consigliato ricorrere a metodi di diagnosi prenatale alternativi, quali la villocentesi o amniocentesi.


ACCURATEZZA DEL TEST NATIVA

Il test prenatale non invasivo NATIVA è caratterizzato da un’elevata accuratezza e riproducibilità clinica. Lo studio di validazione è stato effettuato su 3107 campioni con esito noto, confermato tramite analisi citogenetica. I risultati hanno evidenziato una specificità superiore al 99% per tutte le principali trisomie fetali, una sensibilità del 98.9% nel rilevare la trisomia 21, del 90% per la trisomia 18 e del 99.9% per la trisomia 13.

Nativa ha dimostrato avere una bassa probabilità di errore, stimato 0.68%. Sebbene la probabilità di errore del test sia estremamente bassa, non è del tutto esclusa.


LIMITI DEL TEST NATIVA

Il test NATIVA non è un sostituto della diagnosi prenatale invasiva, quali amniocentesi e villocentesi, ma è un esame prenatale non invasivo che analizza il DNA fetale libero circolante isolato da un campione di sangue materno, pertanto è un test di screening i cui risultati non sono diagnostici e devono essere valutati nel contesto del quadro clinico e anamnestico della gestante. Nativa non rileva lo stato di salute della madre. Il test NATIVA è stato validato su gravidanze singole o gemellari (mono e dizigotiche), con almeno 10 settimane di gestazione. Il test valuta soltanto le aneuploidie dei cromosomi 21, 18 e 13 e le principali aneuploidie dei cromosomi sessuali, pertanto non può escludere la presenza di tutte le possibili aneuploidie a carico del feto. L’esame non è in grado di evidenziare le aneuploidie, le malformazioni ed i difetti dei cromosomi non analizzati,mi riarrangiamenti cromosomici strutturali bilanciati e sbilanciati, le poliploidie, le alterazioni parziali dei cromosomi esaminati, i mosaicismi cromosomici fetali e/o placentari a bassa percentuale (ossia la presenza di due lince cellulari con differente assetto cromosomico), le mutazioni puntiformi ed i difetti di metilazione, pertanto non è indicato per la ricerca nel feto di malattie genetiche ereditarie a trasmissione mendeliana.

Nelle gravidanze gemellari non è possibile distinguere le condizioni del singolo feto, e, in caso di positività, non è possibile discriminare quale feto (o entrambi i feti) sia portatore della aneuploidia. In caso di gravidanza gemellare, non è possibile valutare le aneuploidie dei cromosomi sessuali, ma le sole aneuploidie rilevabili sono quelle relative ai cromosomi 21, 18 o 13. E’ tuttavia possibile riscontrare la presenza/assenza del cromosoma
Y, ma non fornisce informazioni sulla eventuale presenza del gene SRY. Nel caso in cui venga rilevata la presenza del cromosoma Y, non è possibile distinguere se solo uno o entrambi i feti siano maschi. Poiché i frammenti di DNA fetale circolante nel sangue materno analizzati mediante il test NATIVA sono di origine placentare, in caso di mosaicismo placentare potrebbero verificarsi delle discordanze nel risultati, che porterebbero a valori
di sensibilità e specificità del test inferiori a quelli dimostrati. In caso di esito positivo del test l’aneuploidia cromosomica rilevata potrebbe essere confinata alla placenta a causa del mosaicismo placentare, e quindi a seguito del controllo mediante diagnosi prenatale invasiva il feto potrebbe risultare con cariotipo normale (falso positivo). Al contrario, il test potrebbe dare un risultato negativo (aneuploidia non rilevata), ma, a causa del
mosaicismo cromosomico, il DNA fetale privo di aneuploidia potrebbe essere isolato alla placenta, e quindi il feto, sottoposto a controllo in diagnosi prenatale invasiva, potrebbe in realtà evidenziare un cariotipo aneuploide (falso negativo). Qualora l’esame ecografico riscontri la presenza di quadri malformativi fetali suggestivi di patologia cromosomica, è raccomandato, data la maggiore sensibilità, un approfondimento diagnostico
su villi coriali o liquido amniotico. Un risultato negativo “Nessuna aneuploidia rilevata” riduce notevolmente la possibilità che il feto presenti una aneuploidia a carico dei cromosomi 21, 18, 13 X e Y, ma non può escludere che vi siano altre aneuploidie a carico di cromosomi diversi da quelli esaminati, o anomalie strutturali del cariotipo, né tantomeno può garantire che il feto sia sano.

II test NATIVA non può essere effettuato da gestanti portatrici esse stesse di aneuploidie, pertanto occorre ricordare che la presenza di anomalie dei cromosomi sessuali nella madre (omogenee o a mosaico) può interferire con l’accuratezza dei risultati riguardanti i cromosomi sessuali fetali. In caso di vanishing twin (riassorbimento della camera gestazionale o gemello evanescente), a causa della carenza di dati sulle tempistiche di degradazione del DNA libero circolante del gemello evanescente, è opportuno sottolineare una possibile alterazione nell’attendibilità del risultato, dovuta ad un’eventuale positività generata dalla presenza di frammenti di DNA del gemello evanescente.


TEMPI DI REFERTAZIONE


I tempi stimati per la realizzazione del referto sono di 5/7 giorni lavorativi, decorrenti dal giorno in cui il campione ematico perviene al laboratorio.

Tali termini, tuttavia, non sono perentori ma possono variare per necessità legale a ripetizione dell’esame, risultati non ottimali, approfondimenti diagnostici o dubbi interpretativi.


TECNICHE DIAGNOSTICHE ALTERNATIVE

L’analisi del DNA mediante un test prenatale non invasivo (NIPT) non è l’unica modalità per determinare il rischio di patologie genetiche durante la gravidanza, ma è una delle opzioni di screening utilizzabili dalla decima settimana di gestazione in poi.

Un’indagine più approfondita e completa può essere eseguita mediante analisi citogenetica, ottenibile mediante la diagnosi prenatale invasiva da eseguirsi sui villi coriali o sul liquido amniotico.

La villocentesi consiste in un prelievo dei villi coriali si tratta di tessuto placentare di origine fetale. Questo esame si effettua tra la 11a e la 13a settimana di gravidanza, mediante un prelievo transaddominale con controllo ecografico di frammenti della placenta. La villocentesi comporta un rischio di aborto spontaneo inferiore all’2%. Il cariotipo fetale viene condotto sulle cellule fetali (o dal DNA estratto da queste cellule).

L’amniocentesi, invece, viene eseguita mediante puntura transaddominale ecoguidata di liquido amniotico e si esegue tra la 16a e la 18a settimana di gravidanza. Tale procedura analizza le cellule fetali presenti nel liquido amniotico e comporta un rischio di aborto spontaneo inferiore all’1%. In questo caso il cariotipo viene effettuato dall’analisi del DNA delle cellule fetali presenti nel liquido amniotico.


PRIVACY

Tutti i dati personali verranno trattati da BioRep nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di privacy (D. Lgs. 30 giugno 2003, n 196), come riportato nell’informativa completa fornita con il kit di prelievo Nativa.

I risultati del test sono anch’essi trattati nel pieno rispetto della privacy e possono essere comunicati unicamente al soggetto titolare ovvero a persona debitamente delegata dall’avente diritto, o comunque a chi può avere accesso ad essi per legge.